Il più grande drago mai apparso a Westeros. Le sue ali potevano oscurare una cittadina intera e il suo fuoco fu quello che fuse le spade dei re sconfitti nel Trono di Spade. Morì di vecchiaia a Roccia del Drago.
Il Comando
Prima dei nomi, la parola. Drakaris — dall'alto valyriano — è la sillaba che accende il volo. Non un incantesimo, ma un ordine: un segnale sonoro riconosciuto dal drago fin dai primi mesi di vita, associato all'atto di aprire la bocca e scatenare il proprio fuoco. Alcuni cavalieri accompagnano la parola con un gesto della mano; altri la sussurrano appena, sapendo che l'animale li ascolterà anche nel fragore di una battaglia.
Nel mondo di Dragonfire, questo comando è al centro della meccanica di combattimento. Ogni drago dispone di un fuoco caratteristico — per intensità, colore, portata — e capirne il ritmo è ciò che separa un cavaliere qualsiasi da chi entra nella leggenda.
Il fuoco è vita, non morte soltanto.
Draghi dell'Epoca dei Sette Regni Antichi
Questi sono i draghi vissuti al tempo della Conquista e nelle generazioni immediatamente successive, prima e durante la Danza dei Draghi — la guerra civile Targaryen che fa da sfondo narrativo alla serie House of the Dragon e, di conseguenza, al gioco.
Sorella d'ali di Balerion, longeva quasi quanto lui. Cresciuta per due secoli, era la più anziana e la più grossa alla vigilia della Danza dei Draghi, e il suo ruggito si sentiva fino oltre lo Stretto.
Terza dei draghi della Conquista. Meno colossale di Balerion, era però più agile in volo. Cadde a Dorne, colpita da un dardo di scorpione che le trapassò l'occhio.
Rosso, lungo e snello, con squame che sembrava sanguinare al tramonto. Compagno di battaglia di Daemon nelle Terre della Corona e nelle Isole Ferro, protagonista di uno degli scontri aerei più ricordati della saga.
Il drago della principessa, poi regina, Rhaenyra. Squame gialle come oro martellato. Meno bellicoso di altri esemplari, ma addestrato con cura fin dalla schiusa e legato profondamente alla propria cavaliera.
Nome che rimanda al colore delle sue scaglie, di un rosso acceso screziato di rosa. Rapida e feroce, entrò nella Danza dei Draghi con un ingresso destinato a rimanere nella memoria.
Secondo per grandezza dopo Vhagar all'inizio della Danza. Bronzo scuro, occhi color del rame. Rimase per anni senza cavaliere prima di essere reclamato di nuovo, in circostanze che segnarono il corso della guerra.
Il compagno d'ali della buona regina Alysanne. Squame color argento vivo, temperamento pacifico, cara alla memoria degli abitanti del Nord dopo il volo condiviso con la propria cavaliera fino alla Barriera.
Considerato il più bello dei draghi del suo tempo. Squame d'oro, corna dorate, ali fasciate da membrane traslucide. Il suo destino, come quello del suo cavaliere, ha attraversato tragedie e ritorni imprevisti.
Argento pallido, quasi bianco perlato. Agile e ostinato. Rimase senza cavaliere per un lungo periodo, e la sua storia successiva è uno dei nodi narrativi più discussi tra chi conosce la saga.
Azzurro chiaro striato di argento. Nata come compagna di una piccola principessa e cresciuta insieme a lei fino agli anni della Danza. Rifugiata nella Fossa del Drago di Approdo del Re.
Draghetta giovane, verde pallido con corna dorate. Poco più che un cucciolo cresciuto, ma affiatata con la propria cavaliera fin dal primo anno. La sua è una delle prove di coraggio più commoventi della Danza.
Draghi dell'Ultima Generazione
Molto più avanti nel tempo — oltre un secolo e mezzo dopo la Danza — i draghi tornano a volare sui cieli di Westeros. Sono soltanto tre, nati da altrettante uova che avevano attraversato secoli come reliquie di pietra prima di riaprirsi al fuoco.
Il maggiore dei tre. Squame nere come basalto, occhi rossi come brace. Prende il nome dal fratello dell'ultima regina Targaryen, e sarà il primo a rispondere al comando Drakaris nella pubblica arena di Meereen.
Verde e bronzo, dal temperamento riservato. Cresciuto lontano dai suoi fratelli per un periodo, torna al fianco di Daenerys prima delle battaglie che chiudono la saga televisiva.
Il più chiaro dei tre, con scaglie color crema e corna d'oro pallido. Il suo destino oltre la Barriera è uno dei momenti più drammatici della serie originale.
Draghi selvatici
Non tutti i draghi accettano un cavaliere. Nella tradizione della Casa Targaryen si ricordano esemplari indomiti come Cannibal, che vagava per Roccia del Drago cibandosi dei propri simili; Grey Ghost, timido e sfuggente; e Sheepstealer, che rubava greggi ai contadini ma finì per legarsi a una giovane figlia di pastore. Sono figure importanti per capire quanto sottile sia il confine fra addomesticamento e istinto, anche nel gioco.
Il Legame con il Cavaliere
Un drago non si conquista, si conosce. La tradizione valyriana raccontava di draghi che avevano scelto il proprio cavaliere fin dal momento della schiusa, riconoscendone la voce nell'uscire dal guscio. Altri, presi in età più avanzata, richiedevano mesi di visite quotidiane, un odore ripetuto, una parola sussurrata alla stessa ora ogni giorno. In ogni caso il legame, una volta stabilito, era per la vita.
Nel gioco questo aspetto si traduce in un sistema di progressione condiviso tra giocatore e drago: le capacità del secondo crescono man mano che il primo dedica tempo all'addestramento, e alcuni tratti si sbloccano soltanto dopo scenari specifici. Non conta soltanto la potenza pura — conta la storia comune.
Continua a esplorare
Per collocare questi draghi nel loro contesto narrativo — la Danza dei Draghi, la Conquista di Aegon, l'ascesa e la caduta della Casa Targaryen — passa alla pagina L'Universo. Per la privacy policy e i contatti del sito, invece, l'informativa completa è nella pagina dedicata.